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Ctr: i responsi per Google e per Bing
Slinghtshot SEO ha di recente realizzato uno studio con il quale si è cercato di determinare il CTR medio che si può attendere per le pagine che risultano posizionate tra le prime 10 posizioni su Google e su Bing.
Il CTR, click-through rate, altro non è che il tasso che solitamente viene utilizzato per verificare l’efficacia di una campagna pubblicitaria sul web. Di solito il CTR si ottiene dividendo il numero delle visite ricevute da un sito web per il numero delle ricerche specifiche effettuate in relazione ad una data parola chiave.
Per quanto riguarda Google, nell’ambito della sua ricerca Slingshot SEO ha derivato il numero delle visite da Google Analytics, mentre quello delle ricerche in relazione ad una parola chiave da Google Adwords.
Per Bing, invece, il numero delle ricerche è derivato dallo strumento Bing Intelligenza Advertising, mentre per il numero delle visite si è ricorso sempre a Google Analytics.
Per la sua ricercha, Slingshot SEO ha preso in considerazione il comportamento di oltre 170.000 utenti in relazione a 624 non-branded keyword; di queste 324 sono state impiegate per analizzare Google e 300 per Bing. Il set di campioni è stato invece tratto da una banca dati di oltre 10.000 parole chiave, le quali sono state selezionate tenendo conto del posizionamento stabile nel tempo e di una serie di altri criteri.
I risultati ottenuti non hanno sorpreso più di tanto, visto che si è evidenziato come su Google il CTR sia mediamente più alto a parità di posizionamento rispetto a Bing.
Ora è chiaro che avere un CTR più alto non implica necessariamente un maggior numero di conversione, ma è innegabile che si tratti di un’ottima base di partenza per trasformare questi visitatori in clienti.
5 mosse per migliorare il Ctr
A questo punto è lecito chiedersi come fare per migliorare il CTR del proprio sito.
Cinque “mosse” potrebbero aiutarci:
1. Ottimizzazione lato SEO: Ottimizzare lato SEO il proprio sito è importante per migliorare il proprio CTR
2. Dominare Google: Obiettivo evidente visti i risultati esposti
3. Fare attenzione agli snippets: Gli snippets, ovvero “frammenti”, sono ormai utilizzatissimi dai motori di ricerca per dare agli utenti maggiori informazioni
4. Usabilità del sito: E’ questo un aspetto che non deve mai essere trascurato, per questo bisogna cercare di rendere il proprio portale quanto più facilmente navigabile possibile
5. Ottimizzare le landig page: Ottimizzare le landing page e i banner che producono conversioni da visitatore e cliente è un particolare da non tralasciare
Ecco le alternative a google analytics per le statistiche sito
Per avere successo con un sito web è fondamentale studiare le statistiche di accesso di quest’ultimo in modo da capire se è un sito visitato, per quali pagine e soprattutto se riesce a fidelizzare i visitatori. Naturalmente quanto parliamo di statistiche sito la maggior parte degli utenti parlano di Google Analytics, tuttavia pare proprio che negli ultimi tempi si stia diffondendo come trend quello di cercare alternative a quest’ultimo per non continuare a “sfamare” il database di google in quanto sebbene Analytics abbia notevole meriti in quanto a statistiche, ha da sempre offerto anche notevoli inconvenienti.
Una recente notizia sta per cambiare il volto di google analytics infatti pare proprio che dopo 14 anni, che comprendono anche l’acquisizione da parte di google, il software alla base di Analytics ovvero Urchin sarà ritirato il prossimo 28 marzo 2012, come annunciato sul blog ufficiale di google analytics e la pagina di urchin stesso.
Quando il software Urchin ha preso vita era considerato uno dei migliori in quanto a statistiche tanto che fu acquisito nel 2005 da google il quale lo mise alla base di google analytics. Nonostante ciò Urchin ha mantenuto la sua identità rilasciando nuove caratteristiche indipendentemente da Google.
Questa notizia dunque ci fa porre un quesito importante: se google analytics non è più al top e Urchin è ormai al tramonto, quali alternative abbiamo per le nostre statistiche sito?
Hosted web analytics
Ti fidi a dare le statistiche del tuo sito agli altri? Perchè se scegli statistiche web hosted è proprio quello che vai a fare. Tu inserisci il codice Javascript che ti viene fornito dal software e questo invia i dati ad un server che vengono organizzati e conservati per una successiva consultazione.
Alcuni di questi servizi sono gratuiti ma la maggior parte risultano a pagamento con quota che può essere mensile oppure basata sul numero di pagine visualizzate.
Molte aziende offrono software di analisi come un servizio. Alcuni nomi comuni in questo spazio includono Google, Webtrends e Adobe (formerly Omniture).
Se attualmente hai scelto di utilizzare statistiche web hosted gratuite chi ti garantisce che queste resteranno tali per sempre? E anche se fosse, le tue statistiche rimarrebbe private? Potrebbero le tue statistiche finire nelle mani di siti di ricerca o peggio ancora dei tuoi competitors?
Soluzioni Self-hosted
Per soluzioni self-hosted intendiamo quelle che consentono di conservare i propri dati su server propri. Naturalmente vi è una certa quantità di conoscenze tecniche necessarie per configurarlo. Una volta impostato, tuttavia, questi servizi sono abbastanza facili da mantenere e aggiornare. Il funzionamento si basa anch’esso su un codice Javascript ma considerando che i dati vengono conservati su un server locale i visitatori del tuo sito potranno contare su una velocità maggiore in quanto non dovranno attendere la risposta di un server remoto. Ma naturalmente la cosa più importante è che i tuoi dati restano tuoi e che tu ne hai il pieno controllo e gestione.
Anche in questo caso troviamo sia software a pagamento che gratuiti tra cui numerosi Open source come Mint, e Piwik.
Screenwise: nuovo progetto di Google per l’indicizzazione
Google lancia un nuovo progetto, per cercare di capire meglio come navigano ogni giorno gli utenti sul web. La nuova sfida dell’azienda di Mountain Views si chiama Screenwise e consiste in pratica in un’estensione per il browser Google Chrome, grazie al quale sarà possibile capire cosa si cerca sul web, quali sono i siti considerati più popolari e come gli utenti navigano all’interno di un sito web.
Per partecipare all’esperimento è necessario avere un account Google, avere più di 13 anni ed iscriversi alla sezione dedicata; al momento dell’iscrizione Google regala subito 5 dollari da spendere su Amazon e poi altri 5 una volta scaricata l’applicazione per altri 3 mesi.
Per il momento l’iniziativa è riservata alla sola utenza USA, e probabilmente rimarrà tale, ma l’iniziativa sta già suscitando molto interesse anche perché finisce con il riferirsi a due importanti aspetti del web, ovvero il rapporto economico con il fornitore e la privacy.
Sebbene infatti questa “indagine di mercato” di Google si basi sull’opt-in, ovvero sulla volontarietà degli utenti, in molti si sono chiesti se la pratica messa in campo da Google possa effettivamente accordarsi con le nuove norme della politica sul trattamento dei dati.
Ma questo non è il solo interrogativo, visto che altri si sono domandati cosa Google voglia sapere di più circa il comportamento dei propri utenti, visto che di fatto dovrebbe già saperlo.
Da Google è arrivata pronta la risposta:
“Come molte altre compagnie web e media, facciamo ricerche per migliorare i servizi dei nostri utenti e per saperne di più sull’utilizzo dei media, sul web e altrove. Questo pannello è una delle piccole cose che abbiamo cominciato all’inizio dell’anno. Naturalmente, aderire è del tutto facoltativo. Le persone possono scegliere di partecipare se sono interessate, o attratte dai regali, e tutti coloro che partecipano avranno completa trasparenza e controllo su ciò che il controllo del pannello comporta. Le persone possono rimanere sul pannello fintanto che lo desiderano e lasciare in qualsiasi momento”.
Alcuni hanno scoperto come Screenwise sia più di un’estensione per il browser, visto che esiste anche la possibilità, per tutti coloro che vogliono guadagnare 100 dollari subito e altri 20 al mese, di installare una scatola nera detta Screenwise Data Collector, che consente di registrare tutti i movimenti.
Per il momento Screenwise ha raccolto le registrazioni di 2.500 persone e la sua finalità appare abbastanza chiara: il desiderio di Google di dotarsi di uno strumento di indagine per procedere poi all’unificazione dei profili utenti di tutti i servizi.
Il successo di questo progetto? Al momento, tramite il proprio archivio di mail e gli inviti, Google ha già registrato 2.500 persone. L’idea è abbastanza comprensibile: nella grande opera di unificazione dei profili utenti di tutti i servizi Google, uno strumento di indagine come questo potrebbe permettere di capire meglio il comportamento di utenze prima spezzettate in mille sfaccettature.
Software Urchin: in pensione da marzo
Con il comunicato stampa pubblicato sul blog di Google è diventata ormai ufficiale la notizia dell’addio al software Urkin, la cui vendita sarà sospesa a partire da marzo di quest’anno.
Ideato nel 1998 dalla Urchin Software Corporation, ed acquistato nell’aprile del 2005 da Google, Urchin si è affermato in questi anni come il più popolare software per l’analisi del traffico dei siti web. Il grande successo riscosso, portò Google a rilasciare nell’aprile del 2008 una nuova versione , Urchin 6, seguita nel febbraio del 2009 da Urchin 6.5 e nel settembre 2010 da Urchin 7.
Dopo questi anni di successo, inattesi e probabilmente ispirati dai suoi stessi sviluppatori, Urchin va in pensione, così che è lecito domandarsi che cosa accadrà in seguito, ovvero quali saranno le migliori alternative a Google Analytics.
Ma come mai si è deciso di dire addio al software Urchin?
Nel comunicato stampa pubblicato sul blog di Google a firma di Paul Muret si legge che il ciclo di Urchin si è ormai completato, gratificato ma allo stesso tempo oscurato dall’enorme successo di Google Analytics, e che è quindi giunto il momento di dedicarsi e di concentrare le energie su altri “prodotti”.
Nel comunicato, inoltre, si legge anche della sorpresa circa il grande successo riscosso da Urchin sin dal suo esordio, di come il software sia cresciuto in questi anni, anche grazie alle successive integrazioni, senza dimenticare chiaramente di esprimere un ringraziamento a tutti coloro che hanno creduto nel progetto sin dal principio.
In ultimo vengono date delle indicazione su come comportarsi a partire da marzo in poi a tutti coloro che utilizzano il software indicando anche una pagina Faq (http://www.google.com/urchin/faq.html )per maggiori chiarimenti.
Pinterest in ascesa batte google plus
Dimenticate Google Plus perchè Pinterest è il nuovo social network del momento!
Numerosi report rivelano che gli utilizzatori di Pinterest stanno aumentando sempre di più e che quest’ultimo porti molto più traffico a siti esterni rispetto ad altri social come google plus, linkedin, Reddit e Youtube.
Ci si domanda dunque se Pinterest potrebbe diventare il concorrente diretto di Facebook e Twitter e la risposta è un “forse” ma con un lungo cammino davanti.
Secondo Shareaholic, il quale raccoglie dati da provenienti da più di 200.000 editori e 260 milioni di visitatori unici al mese, il traffico proveniente da Pinterest sia passato dal 2,5% di dicembre al 3,6% a gennaio, una crescita impressionante considerando lo 0,17% del mese di lugloio 2011. Tali dati sono molto interessanti soprattutto se consideriamo invece la somma di youtube 1,05%, Reddit 0,83%, Google plus 0,22%, LinkdIn 0,20%, e Myspace 0,01%.
Naturalmente in quanto a traffico proveniente dai social il primato resta quello di facebook con 26,4% e a tutto l’insieme degli altri prodotti google vale a dire immagini, news, gmail etc. D’altro canto però abbiamo visto come a partire dal 26 Novembre Pinterest abbia cominciato ad inseguire giganti come youtube, facebook, twitter.
Che dire quindi sarà il caso di cominciare ad utilizzare Pinterest e vedere nelle statistiche analytics in quanto tempo comparirà tra le sorgenti di traffico?
Cos’è Pinterest? Vi presentiamo il possibile Social network del momento
Dopo il successo di facebook pare che il mondo dei Social si stia ampliando sempre di più tentando di battere il “libro delle facce” più famoso del mondo. Tra nascituri nessuno è riuscito a risaltare se non Pinterest il quale pare che secondo diverse voci stia diventando molto popolare.
Ma Cos’è Pinterest?
Avete presente le bacheche di sughero dove si appendono note, appunti e foto con le puntine? Ecco questo è Pinterest solo che invece di trovarsi sul muro o sul frigo si trova online.Il nome deriva da “pin” puntina e da “interest” interesse rendendo già l’idea dell’utilità del social network vale a dire “appuntare” i propri interessi in bacheca.
Ed è proprio questo lo scopo primario di Pinterest vale a dire avere una bacheca dove poter condividere e catalogare i propri interessi sotto forma di immagini, video, note e links. Proprio la catalogazione fa si che Pinterest unisca persone appassionate degli stessi argomenti i quali possono ricondividere i contenuti altrui e anche commentare o utilizzare il “Mi piace” alla facebook.
Come funziona Pinterest?
La consultazione dei contenuti già presenti su Pinterest è libera ma per aggiungerne propri è necessaria la registrazione la quale attualmente è solo su invito. Infatti dalla homepage è possibile cliccare per richiedere appunto l’invito ad iscriversi al social network.
Una volta attivato il proprio account si può personalizzare il proprio profilo e iniziare a condividere i propri interessi utilizzando anche un comodo segnalibro installato al browser che consente di condividere i contenuti su Pinterest man mano che si naviga in rete.
Il bello di Pinterest è che ogni utente non limitato ad un’unica bacheca ma può gestirne più contemporaneamente. Inoltre naturalmente può navigare ed interagire con le bacheche degli altri utenti con gli stessi interessi.
Insomma per ora sembra che Pinterest stia guadagnando diversi consensi e tu che ne pensi? Potrà Pinterest “distinguersi dalla massa” o sarà il consueto buco nell’acqua?
Link baiting: dibattito controverso
Quando ci si vuole addentrare nel dibattito sulla link baiting si entra sempre in un terreno difficile e abbastanza controverso e questo perché la link baiting, così come tutto quello che concerne il Seo, può essere considerata una sorta di zona grigia.
Quando si crea qualcosa con la speranza che questo possa “attrarre link”, allora si sta facendo link baiting; ci si chiede quindi come distinguere la link baiting dai contenuti generali.
In linea di massima si può fare questa classificazione:
• No Link Bait: Si tratta di quei contenuti che possono fornire informazioni o rispondere a quesiti, ma in maniera del tutto standard, vale a dire con notizie rintracciabili in molti altri siti simili
• Link Baiting “buona”: Si riferisce a tutti quei contenuti che sono il risultato di un lungo ed originale lavoro di ricerca e di stesura e che pertanto possono essere considerati “unici”, oltre che realmente utili e provvisti di un certo valore. Un importante vantaggio di contenuti di questo genere è anche quello di riuscire ad attrarre link sul lungo tempo, vale a dire anche molto tempo dopo la pubblicazione
• Link Baiting “cattiva”: Si tratta in linea di massima di tutti quei contenuti che vengono creati esclusivamente con l’obiettivo di scioccare, di colpire o comunque di attirare l’attenzione degli utenti senza necessariamente fornire delle informazioni o delle notizie utili. Ovviamente questi contenuti per essere considerati link baiting hanno bisogno di ricevere link, cosa che se non accade può solo compromettere la reputazione del suo autore
Link baiting: usarla saggiamente
D quanto detto è chiaro che per costruire in maniera saggia una propria strategia di link baiting e soprattutto per fare in modo che questa dia risultati duraturi nel tempo, è necessario lavorare parecchio e metterci molto impegno. In linea di massima vale la “regola” secondo la quale prendere scorciatoie può portare a risultati immediati che però non sono duraturi nel tempo, mentre se si costruisce una strategia accurata e si impiega in questa un costante lavoro, allora i risultati che si otterranno saranno forse più tardivi ma certamente più duraturi.
Le 5 conoscenze essenziali per avere successo nel seo
Vi siete mai chiesti quali capacità dovrebbe avere ogni Seo per avere successo sul mercato? Dovrebbe limitarsi alle attività di Seo e escludere le altre attività di marketing oppure diventare un tuttofare?
Al giorno d’oggi fare il seo vuol dire essere una persona esperta di attività “on page” e contemporaneamente anche di altri metodi integrati a quest’ultime. Quindi se stai pensando di intraprendere la carriera del Seo oppure di ingaggiarne uno devi sapere che ci sono 5 capacità principali che ogni buon seo deve avere.
Il lato tecnico del seo
Se pensi che il seo sia tutta una questione di ricerca di parole chiave da trasferire poi all’interno di un sito allora resterai sorpreso di sapere che la realtà è ben diversa.
Fare Seo significa prima di tutto migliorare un sito web sia dal punto di vista delle pagine che sul lato server, strutturandole in maniera tale da aumentarne le possibilità di esser trovate dai motori di ricerca con l’eventuale obiettivo di generare traffico e conversioni.
Certamente sapere come ottimizzare una pagina con i relativi tag quali title, h1, alt etc. è utile ma certamente è più essenziale comprendere il lato tecnico del seo come il codice.
Dunque cerca di andare al di là dell’ottimizzazione e comincia ad imparare il lato tecnico del seo come le sitemaps, le impostazioni del server, i rewrites e così via.
Social Media Marketing
Esiste oramai un giorno in cui non si sente parlare di Social Media? La risposta è no!
Le capacità di Social media non si devono limitare semplicemente a mantenere un account facebook, twitter o youtube bensì portare traffico tramite i canali social.
Gli esercizi di generazione di traffico includono la creazione di strategie di acquisizione fan, lavorando sulla costruzione di followers su Twitter, e ottimizzare i video su YouTube.
Certamente sfruttare le attività social per la link building è essenziale in quanto il Seo moderno necessità di sfruttare al meglio i social media per generare traffico e acquisire clienti.
Link Building
Con l’aumento delle piattaforme social negli anni le possibilità di acquisire link sono notevolmente aumentate.
Da un lato troviamo le tecniche di link building tradizionali quali le directories, siti con PR alto e così via i quali forniscono link detti “permanenti” e poi troviamo i link di tipo “temporale” ovvero quelli acquisiti tramite i social media.
Dall’altro lato invece troviamo ciò che riguarda l’ottimizzazione dei link interni non solo al proprio sito ma anche sulle piattaforme social.
E’ essenziale dunque per ogni seo sviluppare capacità sia per quanto riguarda la link building che l’ottimizzazione interna dei link.
Usabilità e Architettura delle informazioni
Ogni seo dovrebbe valutare attentamente l’usabilità di un sito. Per usabilità intendiamo il modo in cui gli oggetti sono disposti in una pagina, se le informazioni fornite sono utili all’utente e se il tuo sito è facile da navigare.
E’ essenziale imparare come strutturare le informazioni di un sito tanto quanto organizzarne i contenuti, la struttura delle cartelle, e classificarne gli elementi.
Questa è un’area nella quale i seo commettono frequentemente errori specialmente quando basano il loro approccio sulle parole chiave. Specialmente considerando l’aumento rapido della competizione è fondamentale non far scappar via l’utente dal proprio sito.
Content Marketing
I contenuti sono quelli che attraggono maggiormente i clienti ed è probabilmente una delle principali abilità che i seo devono avere. Il content marketing può essenzialmente essere diviso in due aree: la creazione dei contenuti e la loro distribuzione.
Ciò che conta principalmente è la creazione di contenuti originali scelti magari sulla base di una keyword specifica ma privi di keywords stuffing.
Abbiamo descritto le 5 abilità principali che un Seo deve avere per il suo successo, quali aggiungeresti alla lista?
Guest Post: risorsa forte da sfruttare
Si dice spesso che la link building è cambiata e che i contenuti stanno assumendo un’importanza crescente per promuovere un sito o un blog, in quanto marcano la differenza rispetto a competitors dello stesso settore, fornendo informazioni, notizie, guide altrove non rintracciabili.
In quest’ottica un sito o un blog ben curato e ricco di informazioni ha maggior possibilità di acquisire importanza e di “crearsi” una propria schiera di “fan”, ovvero di lettori costanti.
Questi siti potrebbero essere utili a chi sta cercando di rafforzare il proprio blog o portale; qui entra in gioco il guest post, ovvero la pubblicazione di propri articoli su blog o siti “autorevoli”.
Ma come fare guest post?
Guest post: scovare blog autorevoli
La prima cosa da fare è andare alla ricerca di quei blog o siti più “autorevoli” relativamente al vostro settore di riferimento.
In questa ricerca alcuni “strumenti” possono esservi utili:
• Google: Importante è fare molte ricerche su Google relativamente ai siti o blog più forti e di riferimento in relazione al vostro settore
• Bing: Utile è anche fare la stessa ricerca con Bing in quanto i risultati ottenuti possono essere diversi
• Google Blog Search: Grazie a questo strumento potrete fare una ricerca molto più mirata, in quanto circoscritta ai soli blog
• Dmoz: Controllate quali sono i blog affini al vostro settore presenti in Dmoz
Dopo aver trovato i blog più autorevoli ai quali proporre guest post bisogna:
• Studiare il target del sito
• Controllare se sul sito o blog ci sono già dei guest post e relativamente a quali argomenti
• Cercare di capire quali potrebbero essere i contenuti interessanti da proporre, facendo attenzione nel selezionare argomenti non trattati in relazione ai quali potreste assumere una posizione “leader”
A questo punto bisogna contattare chi gestisce i siti o i blog.
Il consiglio è di cercare manualmente i contatti, perché a volte i tool automatici possono non dare i risultati sperati. Fatto questo, bisogna contattare chi gestisce i blog o siti, facendo attenzione ad assumere un tono colloquiale ma non sfacciato e sempre rispettoso. Attenzione a non inviare un articolo con il primo contatto e a non elogiare il sito/blog se non lo conoscete bene.
A questo punto bisogna solo attendere la risposta.
Alcuni accetteranno la vostra proposta di guest post senza chiedere nulla in cambio, altri vi diranno di inviare un articolo in modo da poterlo valutare, mentre da altri non riceverete alcuna risposta. Per quanto riguarda questi ultimi non cancellate i loro contatti, visto che potete ricontattarli in un secondo momento, quando magari sarete riusciti a fare guest post con altri siti/blog ed avrete acquisito una certa “autorità”.
E’ risaputo che i siti in flash abbiano una forte carenza in visibilità sui motori di ricerca. Il problema è dovuto al fatto che i motori di ricerca non riescono ad estrarre il contenuto testuale, link ed altro dal file Flash.
Come si può ottimizzare un sito Flash per i motori di ricerca?
La risposta è “NON SI PUO’”, almeno fino a quando i crawler non saranno in grado di interpretare, estrarre e classificare tutti i contenuti di un file .swf
Nonostante tutto non c’è da disperarsi, anche se sconsiglio sempre l’utilizzo di un sito in flash, c’è comunque un modo pulito, white hat e riconosciuto dal W3C e di conseguenza accettato dai motori di ricerca, per posizionare un sito in flash esponendo contenuti validi ed indicizzabili per i crawler.
SEO per o siti in Flash
Il metodo consigliato per ottimizzare SEO un sito Flash è l’utilizzo di un DIV , in cui andranno i contenuti o il file flash, e una funzione Javascript che si chiama SWFObject () per rilevare quando i browser sono in grado di visualizzare Flash. Quando viene rilevata una versione appropriata del Flash player, il Javascript inserirà il filmato Flash nel DIV menzionato in precedenza. Mentre la maggior parte dei browser riuscirà a vedere perfettamente il flash, la maggior parte degli spider dei motori di ricerca non saranno in grado di farlo,in questo caso il codice Javascript dovrà riempire il DIV principale con una pagina di contenuto HTML standard con testo, immagini, links e quant’altro ottenendo quindi vantaggi per quanto riguarda l’indicizzazione ed il posizionamento. Con questo piccolo accorgimento l’utilizzo del flash non diventa più un problema insormontabile.
Per gli esperti SEO questa tecnica ricorderà tanto il CLOAKING, tecnica black hat per ingannare i crawler dei motori di ricerca, ma in questo caso specifico, grazie alle linee guida del W3C, è tutto legale e pulito perchè, per usabilità, i contenuti dovranno essere visibili anche per i dispositivi non abilitati per il flash come gli IPHONE i Blackberry ed altri device.
Nonostante questo tipo di approccio sia perfettamente leggittimo e legale, è comunque abbastanza aggressivo e potrebbe indurre in errore i motori di ricerca facendogli sospettare un ipotetico cloacking, quindi un minimo di rischio c’è sempre, anche se sinceramente non ho mai visto siti del genere bannati dagli indici di google.
Un sito realizzato interamente in Flash è comunque molto svantaggio perché non ha una struttura gerarchica della pagina per organizzare i contenuti, i link interni, e titoli univoci delle pagine. Una soluzione è quella di creare pagine HTML distinte per rappresentare ogni Flash “pagina”, e installare il filmato Flash su ognuna delle pagine HTML. In questo modo google vedrà il sito in flash come un semplice sito HTML e ne gioverete sicuramente in termini di posizionamento sui motori di ricerca.

